In queste settimane col fiato corto e i giorni piccolissimi e lunghissimi insieme (semi cit.), l’incostanza nell’arricchimento di questo spazio rubato è la vera costante.
Però oggi è sabato e, nonostante – vi assicuro – tante interruzioni, posso permettermi di mettere per iscritto quello che durante la settimana mi sono appuntata su agende sparse; quello che ho condiviso a voce con chi mi era vicino; quello che ho letto è ho trovato uno spunto degno di nota.
La prima cosa di cui volevo parlarvi nasce dall0 status di un tizio, non vi dirò chi.
Una città sana è una città fatta di aree verdi, impianti sportivi, piste ciclabili. Una città sana è un luogo riqualificato, sicuro e vivibile, per noi, per i nostri figli, per le nostre famiglie. Questa sarà la nostra Milano.
Di chi sarà?
Il fatto che vi poniate il problema di attribuirlo a un politico a voi noto credo sia il tema che vorrei sollevare oggi. Mi domando: chi non vorrebbe aree verdi? Chi non vorrebbe impianti sportivi, piste ciclabili, sicurezza e grande vivibilità per la nostra città?
Quello che davvero dovrebbe distinguere destra e sinistra, o comunque candidati e candidati, è il come. E su questo però non leggo granché, in giro. Le ragioni sono molteplici (il voto dei moderati ecc ecc), ma credo la preponderante, e più sotterranea, sia che la macchina amministrativa è complessa, quindi difficoltosa da raccontare. Per spiegare ai cittadini come si intendono fare le cose, occorre un po’ “istruirci” su come funzionano le regole che l’amministrazione impone, quali alleanze politiche e mediazioni istituzionali occorre necessariamente prepararsi a realizzare.
La complessità annoia e respinge. E questo è ancora più vero se non sappiamo comunicare efficacemente. Però, vorrei sommessamente segnalare che anche la banalità respinge. Anche le frasi buoniste che aprono alla “pace nel mondo” tendono a essere rigettate dagli elettori.
Forse, se oggi vogliamo davvero fare la differenza, dobbiamo compiere uno sforzo enorme nell’introdurre gli italiani alla loro Repubblica, e farlo dal piccolo Municipio zonale, al Comune di Milano, alle leggi dello Stato: farlo, accollandoci l’onere di capire come spiegare il gran casino che c’è senza annoiare, senza risultare dei vetusti matusalemme della burocrazia. Farlo, raccontando alle persone la differenza che c’è tra amministrazione e la succitata burocrazia.
E’ una sfida difficile, mi rendo conto, ma questo è lo scatto che dobbiamo fare per riavvicinare le persone al lavoro della politica (che tale è, e non ci sono populismi che tengano). E spiegare semplicemente le cose non vuol dire necessariamente svuotarle da ogni contenuto. Saremo in grado?
Non so. Questo però è il mio personale promemoria n.1.
