Alla fine di ogni esperienza e di ogni cambiamento c’è sempre chi tira la riga e stabilisce cosa portare con sé e cosa invece lasciare, dimenticare e superare.
Lunedì 6 giugno per me sarà l’anno zero: questa tornata, indipendentemente da come andrà, ha segnato una rivoluzione. In me stessa, intendiamoci: sono cambiate per me le stelle polari e il sole non sorge più dove credevo; il benessere è in cose diverse da quelle di un anno fa (eh, già, noi abbiamo cominciato un anno fa); le cose e le persone importanti come staffette si sono date il cambio; insomma, la geometria delle relazioni è diventata variabile.
Nella foto di questo post c’è un primo motore del cambiamento, della rivoluzione; e, come spesso accade, la vicenda si è attivata e sviluppata a sua insaputa.
Esposta per la prima volta a certi linguaggi, certe storie, certi metodi che per alcuni sono semplicemente parte della propria biografia, ho percepito l’onda d’urto della differenza. Del fare cose sostanzialmente analoghe a prima sperimentando però modalità, toni e consistenze radicalmente diversi.
I linguaggi, i ragionamenti, i processi e le dinamiche (anche relazionali) che davo per assodate del campo in cui mi muovevo, e dunque non modificabili, sono invece drasticamente cambiati. Diverse le priorità: sono cambiate le persone, gli strumenti, le parole, i modi. Esisteva già, quindi, un mondo parallelo dove al rancore e alla spocchia si sostituiscono pacatezza e accoglienza: eureka!
Probabilmente “il motore” di cui sopra, se leggesse questo post, riderebbe, o sorriderebbe, non so, pensando che mi sia bastato così poco (davvero) per ragionare su di me, sulla politica (e su di lui) così tanto.
Ma dato che sono un po’ sentimentale e, a tratti, umorale, assecondo in questa giornata strana il desiderio di ringraziare, dopo qualche mese di convivenza, la figura che forse ho cercato per anni, in questi anni disorientati e insicuri, in cui persino dei nani da giardino potevano farmi saltare i nervi.
Da un giorno all’altro, più incompreso che apprezzato per la sua inesorabile solidità da due terzi delle persone che conosco, seduto in uno studio i cui pavimenti scricchiolano da qualche secolo, ho conosciuto un gigante. E questo gigante è da oggi tutto mio: non so se lui sia davvero così, nella realtà; forse no o forse invece sì. Ma è davvero importante? Quello che ho visto è quello che voglio imparare: la cura delle persone, la serenità del lavoro, la solidità dei princìpi, la modulabilità della realtà.
Da dopo domani, indipendentemente da come saranno i risultati di questa tornata elettorale, si ricomincia per me con un foglio bianco e ci si appunta a penna rossa: o si fa così, la politica, o non si fa. E questo è il vero regalo di tutta questa esperienza. O ci si diverte, si sta in campo, si trae beneficio dal proprio cuore; oppure no, meglio non farla. Diventa una croce, un sacrificio che non vale ciò che stai perdendo.
Il tempo magari farà finire questa luna di miele, tornerà a terra nella sua umanità, ne scoprirò i limiti e gli errori: magari mi deluderà. Magari invece lo deluderò io, di brutto. Intanto però non l’ha fatto in questi mesi e mi ha dato un’energia straordinaria. Di questo pure volevo ringraziarlo, perché lui non lo sa ma ha dato un senso nuovo al lavoro che faccio, alla passione che nutro e all’impegno di tutti i miei giorni.
E ripensandoci, dopo tutto, è bene che due terzi delle persone che conosco non lo capiscano: del resto, ditemi, in quanti sanno riconoscere un diamante da una patacca?
