Cinque municipi passati al centro destra e leggo in giro che siamo arrivati primi. E mi domando e dico: com’è possibile un tale esercizio di disonestà intellettuale? Fingere ad ogni costo che vada tutto bene, madama la marchesa, per arrivare al ballottaggio col sorriso e far vincere l’ottimismo “sull’invidia e sull’odio”. Ci predichiamo diversi? Benissimo. Siamolo.
La parte komunista che è in me chiede oggi di dedicarsi 12 ore all’analisi di ciò che è stato, domandandoci con serenità: cosa è accaduto?
- La politica nazionale non c’entra una mazza. E lo dico pur avendoci sperato, nella politica nazionale: mi dicevo “vedrai, Renzi farà il bomber e muoverà gli indecisi”. Invece non ha fatto il bomber e la città sta determinando il governo di se stessa: la politica nazionale, ribadisco, non c’entra una mazza.
- Tutta colpa di Pisapia, ci dicevamo scherzando. Il sillogismo dopo il punto 1 è chiaro: se la politica nazionale non c’entra, e si parla di governo cittadino, io su Pisapia avrei qualche considerazione. La rimando al 19 per completezza, ma intanto, scusate se mi permetto, io ormai su di lui non scherzo più e di fondo comincio a vedere la filosofia del “dopo di me il diluvio”. E mi spiace, mi spiace tanto, perché dopo di lui potrebbe esserci una Milano ancora più bella, ancora più inclusiva, ancora più europea.
- 12.000 preferenze alla Gelmini. Basta questo per dire quanto abbia sopravvalutato i miei milanesi. Ma come diamine è possibile? Ho rilevato ai seggi, dove domenica ho lavorato fino alle 22.30, che l’età media dei votanti è veramente alta: tantissimi anziani, pochissimi giovani. Che le due cose siano correlate?
- Non abbiamo non vinto. Fino al ballottaggio io sceglierei la strada della serietà e quella della mistificazione del reale la lascerei, anche per maggiore opportunità, a quanti hanno maggior dimestichezza con la menzogna e la supercazzola. Sala non mi sembra un bugiardo né uno che ricama orpelli sulla realtà e i milanesi apprezzano la sobrietà: si dicessero le cose come stanno. Lo facciano anche gli assessori uscenti, che invochino l’aiuto di tutti, dai candidati in Comune a quelli in municipio: scendano per strada ogni giorno, vadano ancora di più tra i cittadini. Sapendo che da domani, seppur vincendo, governeremo a metà. E si faccia un’analisi seria del perché si sono persi i municipi, oltre a 100.000 votanti in totale.
- Ci sono dei responsabili. Ci sono sempre e finiamola con l’atteggiamento del “ma no, ma volemose bbeeene, hanno fatto il meglio che potevano”. O del fatto che se chiedi chi sono i responsabili la prima risposta è sempre “come sei sanguinaria”. No. Non si chiede la testa di nessuno, ci si chiede però chi siano i decisori per ricordarci nel futuro che è possibile fallire ancora, ma è anche giusto fallire diversamente, commettendo altri errori, facendo sbagliare persone diverse. Vediamo di ricordarci, insomma, che Sala era dato vincente 60-40, e che i sondaggi a ridosso del voto dei “ciarlatani” – così li chiamavano – (parlo ad esempio di quello di Piepoli) c’avevano preso perfettamente: testa a testa, con forbice di + o – 0.5.
Un bel bagno di umiltà, e via tornare in strada. A dire che la Milano che vogliamo è più coraggiosa di così, più riformista di così, più aperta di così.
