Promemoria n.2 – Vincere o perdere

Cinque municipi passati al centro destra e leggo in giro che siamo arrivati primi. E mi domando e dico: com’è possibile un tale esercizio di disonestà intellettuale? Fingere ad ogni costo che vada tutto bene, madama la marchesa, per arrivare al ballottaggio col sorriso e far vincere l’ottimismo “sull’invidia e sull’odio”. Ci predichiamo diversi? Benissimo. Siamolo.

La parte komunista che è in me chiede oggi di dedicarsi 12 ore all’analisi di ciò che è stato, domandandoci con serenità: cosa è accaduto?

  1. La politica nazionale non c’entra una mazza. E lo dico pur avendoci sperato, nella politica nazionale: mi dicevo “vedrai, Renzi farà il bomber e muoverà gli indecisi”. Invece non ha fatto il bomber e la città sta determinando il governo di se stessa: la politica nazionale, ribadisco, non c’entra una mazza.
  2. Tutta colpa di Pisapia, ci dicevamo scherzando. Il sillogismo dopo il punto 1 è chiaro: se la politica nazionale non c’entra, e si parla di governo cittadino, io su Pisapia avrei qualche considerazione. La rimando al 19 per completezza, ma intanto, scusate se mi permetto, io ormai su di lui non scherzo più e di fondo comincio a vedere la filosofia del “dopo di me il diluvio”. E mi spiace, mi spiace tanto, perché dopo di lui potrebbe esserci una Milano ancora più bella, ancora più inclusiva, ancora più europea.
  3. 12.000 preferenze alla Gelmini. Basta questo per dire quanto abbia sopravvalutato i miei milanesi. Ma come diamine è possibile? Ho rilevato ai seggi, dove domenica ho lavorato fino alle 22.30, che l’età media dei votanti è veramente alta: tantissimi anziani, pochissimi giovani. Che le due cose siano correlate?
  4. Non abbiamo non vinto. Fino al ballottaggio io sceglierei la strada della serietà e quella della mistificazione del reale la lascerei, anche per maggiore opportunità, a quanti hanno maggior dimestichezza con la menzogna e la supercazzola. Sala non mi sembra un bugiardo né uno che ricama orpelli sulla realtà e i milanesi apprezzano la sobrietà: si dicessero le cose come stanno. Lo facciano anche gli assessori uscenti, che invochino l’aiuto di tutti, dai candidati in Comune a quelli in municipio: scendano per strada ogni giorno, vadano ancora di più tra i cittadini. Sapendo che da domani, seppur vincendo, governeremo a metà. E si faccia un’analisi seria del perché si sono persi i municipi, oltre a 100.000 votanti in totale.
  5. Ci sono dei responsabili. Ci sono sempre e finiamola con l’atteggiamento del “ma no, ma volemose bbeeene, hanno fatto il meglio che potevano”. O del fatto che se chiedi chi sono i responsabili la prima risposta è sempre “come sei sanguinaria”. No. Non si chiede la testa di nessuno, ci si chiede però chi siano i decisori per ricordarci nel futuro che è possibile fallire ancora, ma è anche giusto fallire diversamente, commettendo altri errori, facendo sbagliare persone diverse. Vediamo di ricordarci, insomma, che Sala era dato vincente 60-40, e che i sondaggi a ridosso del voto dei “ciarlatani” – così li chiamavano – (parlo ad esempio di quello di Piepoli) c’avevano preso perfettamente: testa a testa, con forbice di + o – 0.5.

Un bel bagno di umiltà, e via tornare in strada. A dire che la Milano che vogliamo è più coraggiosa di così, più riformista di così, più aperta di così.