L’ottimismo e il pessimismo non sono due categorie dello spirito. Tendenzialmente, sono modelli educativi. Ci si ispira all’uno o all’altro, alternativamente, in presenza o mancanza di sufficiente autostima. Almeno io la vedo così.
Accade con la crescita, talvolta, che i modelli succitati vengano messi in discussione: sono pessimista e me lo riconosco; voglio smettere. Cerco di diventare ottimista. Almeno io credo a volte vada così.
Con quanta facilità ho scritto queste parole, signori miei!, e quanta linearità per questo processo, anche se è evidente: praticarlo è “un po’ più complesso” (cit.). Ciononostante, dicevo, con la crescita questo processo dei pessimisti cerca di essere forzato dalla ragione: vedete, un pessimista è un po’ controllante ma molto razionale. Per immaginare che la qualsivoglia cosa che sta facendo finisca per fallire, si scervella per trovare tutti i possibili modi attraverso cui questo fallimento potrà realizzarsi, spesso con ingenuo spirito di prevenzione. E’ un creativo, in fondo, il pessimista: immagina spesso modalità dell’esistenza impensabili dai più.
Allora, il creativo pessimista controllante – che ha sviluppato con l’esercizio delle varianti di mondi possibili una non mediocre cilindrata cerebrale – arriva a un certo punto del cammin della sua vita a pensare che forse questo approccio all’esistenza pregno di “mai una gioia” e “te l’avevo detto” sia vagamente una ciofeca. Che, razionalmente, siano le probabilità da associare ad un esito negativo delle proprie scelte il vero discrimine (il famoso calcolo ponderato della probabilità degli eventi); che poi, razionalmente, nessuno è perfetto e tu rientri pienamente in questa categoria, non essendo un rifiuto organico differenziabile. Puoi puntare su qualche talento anche tu, che diamine!; che, in fondo, guardati attorno, esistono persone felici, a qualcuno è andata bene. O comunque sono sopravvissuti, te lo giuro, anche al più raccapricciante e doloroso degli esiti.
Il pessimista creativo controllante insicuro e sotto-autostimato che sta cercando di smettere vive lo sdoppiamento di personalità tra una parte che dice: “Se non provi non saprai neppure di essere capace a rialzarti”; e l’altra parte che alza il sopracciglio, schiarisce la voce e dice: “Ehm, dolcezza, già, quanto hai ragione! Facciamo domani? Ma uno spritz?”.
E quindi gnente. Siamo i romani e siamo su quel punto della mappa dove c’è scritto hic sunt leones.
