Puoi scegliere.

E questa è la più straordinaria delle opportunità.

E’ notte abbastanza fonda, fuori l’inverno scalda i motori e qualche sirena sveglia i sonni più leggeri. Non vorrei, francamente, ma tocca abbracciarlo e vederci del buono in quello che arriverà: dovremo convivere per qualche mese, io e l’inverno. Ci fosse il mare sarebbe più semplice, mi ripeto continuamente, ma poi mi rispondo che è da undici anni che trovo il mare a Milano. E sta nelle cose belle, inaspettate e scaldacuore di questa città. E infatti, 2016-08-13-14-16-06quando poi ogni anno arriva il momento di partire per raggiungere il tanto desiderato mare, un po’ pensi a Milano con nostalgia varcando il casello dell’autostrada. Non la vuoi perdere l’abitudine a scovare il bello, non vuoi dimenticare l’arte di meravigliarti (cit.) insomma. Perché quando poi te lo trovi lì, potente e nudo, inchinarsi ai tuoi piedi è un attimo e mesi di esercizio vanno a puttane. E ti chiedi come minchia fai a non vivere sul mare, tu che ci sei cresciuta.

Non esiste la parola scaldacuore, mi segnala il correttore automatico, invece dovrebbe. Avete presente Corso Italia? Sì, quella via che tra le 8.30 e le 18.30 è piena di tacchi dodici e pomposissimi maschioni che si sentono arrivati perché lavorano in Missori? Scaldacuore è la sensazione che si prova quando invece di guardare verso la strada, si sbircia in certe corti e ci si incanta nel vedere – tra le stradine – le piccole ante delle piccole persiane della Milano che fu.

Puoi scegliere, dicevo, e questa è la più straordinaria delle opportunità. Puoi scegliere di sentirti un po’ fuori dalla tua generazione densa di anaffettività, di rimozione, di disinteresse. Non c’è amore, non c’è dolore, non c’è passione. Puoi scegliere di mettere in
pausa questa sensazione e sentirti inadeguata: per te c’è amore, c’è dolore, c’è passione. E puoi scegliere di sguazzarci dentro, consapevole del fatto che, anche se a tua insaputa, c’è conto da pagare che si presenta tutte le volte che fai questa scelta. Ma puoi scegliere anche che non è arte tua, e che non si può essere bravi in tutto. Ad alcuni viene naturale, ad altri no. Costa abbandonare il campo, sei solo immobile per la paura, forse. O forse no, e puoi scegliere.

Puoi scegliere se rendere profittevole la tua giornata e come farlo; puoi scegliere da cosa far dipendere il tuo umore. Non totalmente, è ovvio, ma puoi scegliere di far pesare un piatto della bilancia più di un altro.Puoi sentirti affaticata, e ci sta, perdonati, perché ogni giorno pensi a come renderla ancora più profittevole questa giornata, e pure quella dopo, e quella dopo ancora. Puoi sentirti forte perché sai che a renderla “utile”, questa giornata, sarà la tua inventiva, il tuo talento, la tua umiltà. E soprattutto la tua voglia di fare, quella conta più di tutto. Puoi scegliere di sentirti libera dalle sovrastrutture degli altri, dalle aspettative, dai “devi” senza “devo”. Così torni libera di scegliere, di impugnare la tua vita e chiederti: ho molto più di ieri, cosa posso fare con tutto questo affinché oggi io abbia comunque meno di quanto avrò domani?

Quaderno bianco, prima pagina, metti la data. Martedì 4 ottobre: posso scegliere.