E se l’autoflagellazione della sinistra, in tutto il mondo, fosse figlia di una lente che non riusciamo a staccarci dall’iride? Se non riuscissimo a vedere che non siamo diventati più rappresentativi delle élite, bensì quelle sono diventate le uniche che riescono a mettere le idee prima delle persone?
Se fosse, ad esempio, che le idee di sostegno agli ultimi fossero sempre valide: che le destre più becere non fanno che furbescamente riferirsi alla nostra gente, trasformando però il messaggio in un più semplice e potente galoppo dei sentimenti, una cavalcata della rabbia che neanche Bovary, ma che di fondo le classi meno abbienti non hanno cambiato i loro bisogni, e noi non sbagliamo nell’interpretarli e nel dare risposte efficaci; ma magari, semplicemente, le facce che dovrebbero proclamarsi interpreti del tutto non sono sufficientemente credibili?
Mi chiedo se il problema non sia questo, ovvero il fatto che esistono categorie di individui culturalmente dotate degli strumenti che consentono loro di comprendere che un candidato poco credibile (per età, storia personale, indole ecc.ecc.) con le idee democratiche possa essere vincente perché le idee vengono prima delle persone. E altre che invece non ascoltano le idee poiché non arrivano da personaggi credibili.
Mi chiedo dunque se questo sia davvero un voto a Trump, o se non sia invece l’ennesima incapacità della sinistra, uguale – questa – in tutto il mondo, di innovarsi. Accettando il compromesso dei tempi che richiedono volti nuovi per essere credibile nelle stesse idee. Sarà forse perché non abbiamo mai trovato la capacità di ricambiare i nostri rappresentanti, essendo la nostra un’area che vive di grandi “tradizioni” politiche, che gli operai arrabbiati non ci votano più?
E se così fosse, allora nelle idee tocca crederci ancora più fortemente, con maggiore coraggio. Noi molto più di altri.
