Di Matite, Click, Impotenza e Populismo.

Ci mancava solo questa. Vorrei fare un po’ di riflessioni, più ampie dei risultati elettorali di ieri.

piero-pelu

Piero Pelù, noto ai più come il cantante dei Litfiba, posta sul suo profilo Facebook che sarebbe riuscito a cancellare la matita indelebile usata per il voto. Repubblica e tutti gli altri quotidiani nazionali rilanciano a stretto giro di posta, costringendo prefetture e presidenti di seggio a spiegare che, sì, le matite sono indelebile; e che, no, lo spoglio dei voti non si fanno in segreto: è pubblico, chiunque può assistere, magheggi su larga scala sono semplicemente impossibili.

Fin quì, sembrerebbe una nota di colore. Una grande trovata di un cantante un po’ passé, che trova un modo per raccogliere un po’ di click. Invece no – è un altro sintomo di una sindrome profonda che affligge tutte le democrazie occidentali.

Partiamo dai fondamentali. Sono tre.

trifecta

Senso di impotenza.

Esiste in tutte le democrazie occidentali un senso di impotenza diffuso e profondo. Ci si sente allo sbaraglio, sudditi di poteri occulti, minacciosi e invisibili. Oppressi da oscuri burattinai che, da stanze fumose e remote, prendono decisioni terribili che guidano il nostro destino. La Ka$ta. Il Bilderberg (la cui lista dei membri è così segreta da essere su wikipedia).

Secondo la narrativa prevalente, i banchieri/massoni/ebrei/tecnocrati europei dirigono le nostre vite, e ci impediscono di realizzare il nostro potenziale. Perché noi ne abbiamo tanto di potenziale, soltanto che siamo oppressi.

E la rabbia si dirige contro chi non c’entra nulla; contro gli scrutinatori dei seggi, nostri vicini di casa che immaginiamo complici di chissà quale oscuro complotto; contro consiglieri comunali che nelle nostre oscure fantasie lavorano per la Spectre; contro i partiti politici, visti come covi di mafiosi in erba, intenti a spartirsi il potere.

Click ed Echo Chamber

Ora, la soluzione sembra facile. Basterebbe passare un po’ di tempo su internet per cercare informazioni e rendersi conto che il gruppo Bilderberg è una conferenza annuale per promuovere le relazioni tra USA ed Europa, con l’obiettivo di permettere ad altissime personalità della politica di parlare off the record di quello che pensano.

Però….

Però internet non funziona così. Funziona che i motori di ricerca, i social network, e i giornali non hanno interesse ad aiutarci a capire. Non sono mica dame di carità, e gli incentivi economici sono diversi.

Per questo Repubblica non titola: “Impazzito Piero Pelù: delira di brogli elettorali”. Non avrebbe attirato gli stessi click di un molto più subdolo “La denuncia di Piero Pelù” (la denuncia? allora sarà vero? fammi vedere!)

E le grandi piattaforme? Beh, Facebook guadagna se passiamo tempo online sulla sua pagina. Google se facciamo ricerche sul suo sito. I giornali se guardiamo la pubblicità sulle loro pagine. Dunque, non hanno interesse a irritarci o a instillare dubbi; al contrario, cercano di capire le nostre convinzioni per rinforzarle. Creando un circolo vizioso tremendo.

Ieri il Guardian ha pubblicato un articolo magistrale su questo tema. Non siamo nell’era della post-verità: siamo nell’età del così è se vi pare. È un articolo da leggere: cercando su google “Are Jews…” una delle proposte automatiche è: “Are Jews evil?” e le pagine che si trovano facendo questa ricerca sono siti di nazisti. Beh, certo: se uno si pone anche solo la domanda, è probabile che fascistello lo sia, e dunque clicchi di più su siti che nel titolo risultino più aggressivi. E questo segnale torna ai sistemi di google, che ne fanno lievitare la posizione in classifica. Basta guardare come titola Breitbart un giorno qualunque. Suggerisco una doccia dopo, tanto ci si sente sporchi anche solo a sfogliarlo.

Dunque internet, grande equalizzatore, diventa una galleria di specchi, nella quale vediamo confermate le nostre opinioni; interagiamo tramite social networks perlopiù con persone che la pensano come noi (siamo amici del resto, no?) e vediamo pubblicità modificate per rispecchiare i nostri gusti e le nostre convinzioni.

E questo ci porta al terzo anello della catena:

Populismo

Parola quanto mai abusata. La Treccani ne identifica due componenti: esaltazione demagogica del popolo come depositario di valori totalmente positivi; forma di prassi politica caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari.

Come scriveva Eco nella sua Fenomenologia di Mike Bongiorno: “In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”. Anche qui.

Seguitemi, dice il leader populista. Voi, popolo, siete coesi, perfetti, uniti; non vi sono conflitti tra voi. Il vostro interesse comune è eliminare gli ostacoli tra voi e le vostre potenzialità, basta rovesciare la classe politica, sbaragliare i loro trucchetti, e realizzeremo il paradiso in terra.

Internet è la nuova frontiera del populismo. Chiude il circuito: consente di parlare una lingua diversa ad ogni elettore, adattando il messaggio per adeguarlo ai gusti e alle convinzioni, ai pregiudizi preesistenti; facilita la diffusione di balle (perché si chiamano così le fake news in italiano: balle); e crea un legame diretto tra capo e massa (il milione e rotti di follower di Trump su twitter lo leggono avidamente, senza filtro e soprattutto senza alcun contrappunto di critica e riflessione).

Cosa possiamo fare?

Secondo me, tre cose:

  1. Disarmare il populismo contrastandone il messaggio. Riprenderci il potere non significa rovesciare il tavolo: significa fare un uso più intelligente delle risorse enormi che abbiamo, oggi, a nostra disposizione. Guardate Sanders: arriva a un pelo dal diventare il candidato democratico, e sposta l’agenda del partito. Si può fare, senza uomini forti e senza stivaloni.
  2. Smettere di seguire pagine e persone che raccontano frottole, o che vaneggiano in modo paranoico. È doloroso, ma è necessario. L’unico modo in cui Facebook può filtrare le notizie è attraverso la riduzione delle condivisioni.
  3. (Corollario) non discutere con chi delira di matite taroccate e di scie chimiche: spiegare con pazienza al signor Pelù che, se ha dubbi, basta che si trattenga fino alla sera per vedere le operazioni di spoglio, e i dubbi gli passano. E poi fare unfollow.

È dura, lo so, ma ce la possiamo fare. La democrazia in Italia dipende da noi.