Ripartire? Continuiamo, noi.

Se è vero che le parole sono importanti, e lo sono, questo 2017 dovrebbe cominciare con parole migliori. Parole corpose, cicciose, dense, che pesano. Parole, certamente, sempre parole prima, ma di quelle che prescrivono per l’avvenire.

Intendiamo il presente e il futuro come un piano, diciamo che per instabilità e ciclicità magari la metafora è meglio resa dal mare: non immagino la storia come un percorso a singhiozzi o una retta spezzata, la vedo come un continuum. E’ una cosa morbida il mare quando è placido e si infrange sulla sabbia. Il mare, il suo posizionamento, è stabile – certo, si modifica marginalmente – ma il suo evolvere è graduale: inesorabile si contrae e poi avanza. Non riparte, mica s’è mai fermato il mare, è sempre stato lì.

i-vecchi-ci-hanno-deluso_e.jpgCertamente non sarà mai lo stesso mare, mai la stessa onda, a bagnare la sabbia – che a sua volta non sarà mai identica a se stessa, sarà rimescolata, cambiata, un po’ ammaccata dal passaggio di donne, uomini e bambini. Le cose cambiano, sono gli elementi che restano.

Non sento di avere da ripartire, dunque, in quanto donna di sinistra. La sinistra non si è fermata, la società neppure ha premuto il tasto pausa. Le idee, i metodi, i principi, sono sempre stati lì, disponibili all’immersione nella sabbia contemporanea, pronti ad adattarsi ai tempi e alla densità dei materiali da pervadere.

E’ in continuità con i principi; con tutte le sbavature perfettibili; con ogni limite personale possibile di chi con me, e come me, ha voglia di continuare e progettare, a scontrarsi con l’operatività delle idee; è con la credibilità di chi parla di idee e non di persone: è così che bisogna progettare.

Non c’è da ripartire, c’è da continuare a lavorare. Con interpreti credibili e attenti al far muovere al ritmo giusto le onde sulla sabbia. Continuiamo, noi.