A costo di sembrare pesanti. A costo di farci rimettere all’angolo dagli stereotipi sulle fricchettone femministe. A costo di perdere la battaglia, ma sperando di contribuire a un diverso finale della guerra. A costo di gettare per l’ennesima volta parole al vento: questo titolo di Libero va combattuto con tutta la forza e il rispetto che si deve alla metà di questo Paese. Ogni singola donna è insultata da quel titolo.
Non riprenderò i dati, non perderemo tempo nel raccontarvi di nuovo che vita di schifo sia nascere donna in questo Paese: tipo che a parità di mansioni veniamo pagate meno; subiamo mobbing quando in gravidanza o prima del matrimonio (ma chi si sposa più?); comportarsi in modo simpatico ed essere considerate alla stregua di battone di basso borgo o prime donne vanitose; viceversa comportarsi in modo serio e rigoroso e diventare quelle che dovrebbero scopare di più. Avere più di un amanti ed essere delle facilone; selezionarli ed essere una figa di legno. Eccetera, eccetera, eccetera.
Non ripeterò tutto, perché è troppo: non si può fare un elenco esaustivo della straordinaria rottura di coglioni che sia nascere donna in Italia (ma comunque nascere donna in generale non è che sia una straordinaria gioia in tante parti del mondo).
E riconoscendo che ognuno di noi, anche tra donne – soprattutto tra donne – pratica lo stereotipo più di quanto ci piaccia ammettere, voglio dire la mia in questo angolo di questo spazio virtuale: il sorrisino di chi, dato che nella paginata c’è la Raggi, sotto sotto gode nel veder ridicolizzata l’avanguardia rivoluzionaria dei 5 Stelle, vorrei bucarlo a pugni.
Chi compra e finanzia questa pseudo-testata, in nome dei sacri valori della famiglia tradizionale italica e della (sempre più latitante per pudore) carità cristiana, si vergogni.
Basta. Basta essere trattate come oggetti da riproduzione. Basta essere insultate e sbattute in copertina perché abbiamo le tette. Basta. Davvero. Basta.
