La patente.

Questo blog patisce l’incostanza che talvolta il mio carattere manifesta.

Resta però un piccolo luogo di autonomia che strattono e mi ritaglio quando ho da dire qualcosa, fermando il pensiero nero su bianco.

Vedo avvampare su fb una polemica sullo striscione del PD Metropolitano Milanese esposto ieri, durante il corteo del 25 aprile.

Ho provato a confrontarmi con alcuni utenti, di cui una parte militante nell’ANPI, e francamente sento di dover specificare delle cose, definirle perché per me sono importanti davvero.

L’attaccamento e l’affetto che nutro verso l’Associazione Nazionale dei Partigiani D’Italia è grande e variamente motivato: è per questo che, ad esempio, è stata oggetto della mia tesi di laurea specialistica in cui, con un’indagine quali-quantitativa, ho proposto contenuti e analizzato dati (forse per la prima volta raccolti nella storia dell’ANPI) a supporto di strategie per un passaggio di testimone tra generazioni della gloriosa storia associativa e del lascito di diritti, ideali e motivi d’esistere (dico io) che dovrebbero animare ciascun cittadino del mondo.

Ne ho rifondato una sezione – quella di Porta Genova – e ciononostante, o anche per via di questo, dopo un paio d’anni di militanza non ho rinnovato la tessera.

Il motivo si ritrova, semplice, anche in questa polemica odierna.

Sono antifascista. Non sento nessun bisogno di avere patentini, rilasciati da nessuno, che certifichino il mio esserlo. Lo sono, per costituzione, per mentalità, per approccio alla vita. Sono antifascista e non permetto monopoli su quella che è anche la mia storia. Non consento a nessuno di dirmi se la sto riattualizzando in contrasto o in adeguato raccordo con le ideologie dei partigiani (quali, peraltro? i monarchici? i liberali? i socialisti? i comunisti? di quali partigiani oggi l’ANPI si sente portavoce di “interpretazione autentica”?).

Personalmente, ho trovato giusto e bello accostare al 25 aprile, dove è nato il fiore della pace in Italia e quindi anche in tutta Europa, il fatto che una generazione intera – la mia, ndr – senta che nel sogno europeo siano stati accolti molti dei principi che hanno spinto alla lotta e spesso condannato a morte tanti partigiani. Ed è giusto, doveroso, che una forza politica democratica, come il PD, ricordi a chi oggi amministra l’Europa che c’è ancora tanto da fare per compiere il sogno. Leggo questo in quel “patrioti europei”: il sogno incompiuto; una generazione delusa e spaventata; la tenacia della speranza; l’identità da cui ripartire.

Sui cartelli, forse evitabili, potremmo discutere con magari maggiore diplomazia. Ma sul fatto in sé, mi spiace, trovo in queste critiche (a volte veramente anche mal poste) vi sia l’ennesimo comportamento ottuso di un’associazione che del purismo ha fatto un castello, arroccato nel deserto, costruito ammettendo o meno alla sua corte chi è ritenuto sufficientemente dalla loro parte.

Questo, mi spiace, lo dicevo svariati anni fa, condannerà l’ANPI ad essere vittima di se stessa. Ne perderemo tutti e questo rende imperdonabile l’odierna miopia di chi, in nome di quella associazione, si sente in diritto di rilasciare la patente di antifascista e di diligente interprete del 25 aprile a chi ritiene.