Passeggiare è una mia abitudine, lo faccio spesso. Attività preferita persino all’andare in motorino; certamente all’uso dei mezzi pubblici; non parliamo neppure di compararla allo shopping. Nessuno snobismo o shabbychicchismocittadino, non siate frettolosi nel giudizio. C’è solo semplice piacere concesso dall’opportunità.
Quando ho modo dunque cammino, cammino molto. E Milano, la mia Milano, è la città giusta dove farlo: dolce nelle forme, concentrica e piccola – nonostante le apparenze – permette di perdersi per le vie del centro, ma anche di percorrere grandi distanze senza troppi traumi. Ultimamente, guardo nei portoni: lo dico tipo feticismo.
« Ciao a tutti, sono Silvia e quando passeggio guardo nei portoni ».
« Ciao, Silvia ».
Ecco, sì. Non è colpa mia, direi che ho iniziato – come ogni dipendenza che si rispetti – a causa di cattive amicizie che mi hanno introdotta alla pratica: G. si infila nelle corti milanesi e sgrana gli occhi spesso. Prendetevela con lui, voi che potete. Io sono vittima della sindrome di Stoccolma e penso che lo ringrazierò a lungo.
Entrata nell’età della ragione, insomma, ho scelto la Milano da vivere. Che mi è parsa preferibile ad ogni altra variante di “Milano da… ”. Così, cammino col naso allineato all’orizzonte: ho insegnato allo sguardo ad essere maleducato e svelto. Senza invito, lui si affaccia nei palazzi che proibiscono alla frenesia del lavoro-guadagno-pago-pretendo di intaccare l’anima più vera di questa città.
Piccolo componimento d’amore, insomma, per il luogo che ho scelto e per la città in cui vivo. Quella città che non è bella come l’italiano medio si aspetta e proprio per questo ha imparato a creare bellezza. Una bellezza tutta sua, unica, che l’ha resa dunque stupefacente. Vi rendete conto? Esiste un posto in Italia dove quanto di bello c’è è opera laboriosa e condivisa di chi sceglie ogni giorno di curare il proprio cortile, di aprire un book crossing in via orti, di far diventare opere d’arte le Energy box sparse per la città. Pensate un po’ se in tutta Italia si facesse così.
Comunque, con le dovute le eccezioni che lascio ai pignoli del “epperò…”, una volta di più vengo sconfitta dalla curiosità e permetto a nuovi modi di vedere il mondo di esercitare il proprio fascino e praticare l’arte della meraviglia.
Del resto, parafrasando T. S. Eliot, il vero viaggio dello scoprire consiste nel tornare là dove cominciammo e conoscere quel luogo per la prima volta. Vorrete mai dare torto a T. S. Eliot ?
[Sono stata ispirata da questo. Non che sia una novità, eh, ma carine le foto]
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[Infine, ascolto questa]
