Dovete sapere, non perché dobbiate sul serio ma perché se siete qui allora la storia ve la racconterò bene e per intero, che una sera di questo giugno ero a casa a sperimentare in cucina. Una cosa banale eh, qua di cose à la Masterchef se ne fanno poche. Ma mentre smanettavo e meditavo su cosa cenare una sera di queste (ho fatto poi il tonno al cartoccio con succo di limone, curcuma e cumino — fatelo, è buonissimo), ho acceso la tv.
Nel deserto siderale che di quando in quando popola anche i quattromila canali di sky, becco Benedetta Parodi. Lo so, la cosa si sta trasformando in trash. Invece c’era con lei uno scrittore sardo, Flavio Soriga, autore di un libro che avevo visto in libreria che m’era piaciuto assai di primo acchitto, ma ho poi accantonato perché c’era troppo giallo per i miei gusti (nella trama, ovviamente, la copertina era di un bel blu Sardegna con una donnina pancia sotto che non prometteva nulla di allegro. Qui per scoprire di più del suo romanzo, Metropolis).
Simpatici siparietti si susseguono sulla cucina dell’entroterra citata da Soriga e la cucina di Porto Rotondo (!) citata dalla Parodi — roba intrisa di uno scollamento sociale che manco mia nonna quando parlava alla badante delle vacanze nella casa di famiglia che avevamo a Capri. Vabbè.
A un certo punto la mente arguta della conduttrice caccia l’affermazione delle affermazioni: “certo che deve essere proprio bello fare lo scrittore, ti permette di avere un sacco di tempo libero!”. Flavio – tipo Caruso – si schiarisce la voce e intona il canto. Dice qualcosa tipo: “sai, mantenersi praticando la sola attività di scrittore non è proprio semplice…sto a Roma da sei anni, insomma…(sorride e cambia argomento, ndr) beata te, che vendi tantissime copie, so che hai scritto anche un nuovo libro!”…lei, arrossita – forse così l’hai capita, Benedè, santoilcielo ma che cazzo di domande fai?! – risponde: “Sì, ma è un libro per ragazzi…”, sottintendendo con una modestia stonata “niente di serio”.
E allora là ho spento la tv. L’ho spenta per la sacrosanta crociata ideologica che mi vede armata contro la mediocrità. La prima, ovviamente, è dunque contro me stessa e tutte le mie moltitudini e miliardate di mancanze. La seconda, meno faticosa e anche meno appagante, è quella verso il mondo.
Benedetta, cara, tu vendi libri farciti (è il caso di dirlo) di ricette. Fai bene, hai trovato un segmento e ti ci sei infilata. Questo però per me non ti conferisce il titolo di scrittrice. Non sei autrice de “Il Talismano della Felicità” . E, no, non ti permetto di insultare la letteratura per ragazzi, sottintendendola come un genere minore, solo perché TU l’hai trattata come tale. Come se, avendo scritto un libro per i non adulti, allora avessi scritto cazzate perché tanto… è per ragazzi.
Lo dico sapendo che la Storia consegnerà le chiavi a te, cara Benedetta: e la prova più certa è che se oggi per strada fermassi un passante e chiedessi: “sai chi è Federico Moccia?”, risponderebbe sì; se gli chiedessi invece chi è Rodari non sono sicura direbbe lo stesso. Però io resto qui, saldamente ancorata a difendere la dignità di un mestiere e di un genere letterario: il mestiere dello scrittore, di chi scrive un giallo e si misura, incredulo e umile, con Camilleri (“perché se devi cercare un modello nella vita, che fai, ti confronti con il portiere?”, cit.); il genere della letteratura per ragazzi, poi, che proprio perché di interesse per individui in formazione, non può essere qualcosa di buttato lì. Come se i ragazzi non valessero niente e fosse “cosa da poco” scrivere robetta per loro.
Nel weekend vado a comprare Metropolis e affronto pure l’ansia da giallo. Che quando si tratta di tirare fuori le ovaie, modestia a parte, so farlo discretamente.
Lo comprerò perché Flavio si è meritato il mio rispetto. Non è un premio particolare, ma è un omaggio raro. Caro Flavio tieni duro, perché forse venderai di meno, e forse ti mancano i soldi per andare in vacanza a Porto Rotondo o per stare in grazia di dio a Roma senza dover fare due-tre lavori contemporaneamente, ma stai rendendo onore al tuo mestiere e ai tuoi lettori. E sommessamente penso che sia così che ci si guadagna il futuro.
