Comunque, non è che quando il PD perde allora è la fine della democrazia, l’arrivo delle cavallette, la morte dei primogeniti e la moria delle vacche.
Personalmente, credo che l’alternanza sia la base della democrazia.
Non so dire di altri posti, ma l’esempio di Genova è rilevante: vedo in tanti, in questa bolla mediatica dei social, parlare di dinamiche nazionali e responsabilità di Renzi. Io sommessamente vi dico che, da turista\lavoratrice, ho passeggiato (e molto amato) per le vie della città. Ma dall’incanto di certe vie basta un attimo di disattenzione – letteralmente – per finire in zone dove il degrado e l’illegalità non conoscono argini.
Ora, io, da cittadina di Genova, la pensata me la farei: se per tutta la durata della seconda repubblica avete governato voi di sinistra, e lo stato di abbandono è questo, tentare con un altro non mi pare grave. Se vogliamo, vuol dire ancora riporre un po’ di speranza nella politica, intesa come strumento per cambiare la realtà in cui viviamo.
Non si può sempre votare in modo totalmente ideologico; a volte serve un cambio di rotta amministrativo, puramente locale. E non per questo meno importante. Aggiungo, infine, che credo di non dovermi preoccupare di chi vota dall’altra parte. Penso, da militante del PD, di dovermi preoccupare di chi non è andato a votare.
Ovvero, non mi pare che in valore assoluto la destra abbia aumentato il proprio bacino di voti. Mi sembra, piuttosto, che i nostri siano stufi di votarci. E questo è il vero problema.

