Capodanno.

No, dai, sul serio festeggiate capodanno il 31 dicembre?

Se sì, sbagliate: è cosa nota che l’anno finisca il 31 luglio. Anche se la partenza per le agognate ferie è un po’ più in là, o un po’ più in qua, le bollicine sono da distribuire allo scoccare della mezzanotte, quando luglio ci saluta e ci rimanda a settembre.

Così finisce quest’anno. Un po’ un sollievo, un po’ un dispiacere.

Avevo scritto mille mila parole cercando di poeticizzarne gli aspetti, raccontarvi i turbamenti e le gioie per farvi un concentrato della vita che è transitata per la mia in questi mesi. Poi ho pensato di lasciarvi my two cents, ovvero alcune cose che questo anno mi ha insegnato:

  • Abbiate cura di tutte le cose, anche di quelle che fanno dolore. Prendetevi del tempo per passare attraverso i dispiaceri e poi, santiddio, lasciateveli alle spalle. Siate coraggiosi e scegliete la felicità anche se comporterà una tappa – più o meno breve – sull’isola dell’infelicità;
  • Allargate la vita, come dice De Crescenzo in un uno di quei film che se non l’avete visto non venite mai più a leggere questo blog, ché tra noi è tutto finito;
  • Costruite una casa ovunque siate: esponetevi alla solitudine, che a volte è una palla atomica, altre volte invece ti permette di scoprirti più forte dei tuoi demoni;
  • Mettete in discussione ogni cosa. Tutte. Con tutti. Anche le più consolidate, anche quelle che sono la vostra identità. Farlo vi farà sentire violati, ve lo premetto: provati nelle certezze costruite in una vita, nelle convinzioni che vi sembravano assodate, nell’immagine che avete costruito di voi stessi. L’obiettivo non è cambiare tutto, ma “credere che nella vita ti meriti spazio”. Merito, non favore.

E poi il gran finale: il mio sentimentalismo doveva emergere da qualche parte. Quest’anno mi ha insegnato che nulla è certo: non le amicizie, non gli amori, non i rapporti di lavoro, neppure la salute lo è. Tutto quello che puoi fare, in questo mutevole e ondivago mare, è avere paura. Il mio consiglio è di riconoscerla, presentatevi: “hey, ciao, paura di vivere, io sono Silvia e non ho così tanto piacere a conoscerti. Anzi, cazzarola quanto sei brutta”. Siate anche scortesi, ci sta.

Abbiate paura perché mentre cercherete di fare i furbi pensando di poter evitarla, lei – cento volte più abile di voi – vi sta rubando giorni, ore, minuti, mesi, opportunità, persone. Custodite la paura che le cose cambino perché secondo me è l’inizio della comprensione del fatto che dovranno cambiare. Bad news: non c’è riflessione che vi faccia essere pronti quando accadrà; quello che invece c’è, eccome, è [nel frattempo] la vita che vi state perdendo. Abbiate paura di cambiare perché è dalla voglia di sfidare quell’ansia lì che nasce la consapevolezza di aver bisogno di guidare certi cambiamenti.

Si intravede nella foto allegata, da qualche mese al collo ho un ciondolo: un piccolo leoncino. Significa [con grande creatività, aggiungo] “coraggio”, quello che uno se non ce l’ha, non se lo può dare [cit.]. Ecco, quest’anno mi ha insegnato che, anche se credo di aver bisogno di amuleti per ricordarmene, o di stampelle per quando cado, io di coraggio ne ho a pacchi. Così arriverà settembre e ricomincerò ancora una volta, sapendo che ho paura; avendo cura di ogni cosa; costruendo case; allargandomi la vita; mettendo tutto in discussione. Possibilmente, con queste tre biondine qui.

Chè si può nascere un’altra volta e poi rinascere ancora un’altra volta se ci va.