Convincimi.

“Hai tutto il tempo che vuoi, niente fretta. Adesso pensaci bene e convinci me, uomo di trentacinque anni, fisioterapista, laureato due volte, con un suo giro di clienti e casa di proprietà. Convinci me a restare in Italia. Dimmi un motivo concreto, tangibile, davanti al quale non posso che alzare le mani e dire: ok, hai ragione, è meglio stare qui e non altrove”.

tramonto_palmarola_800.jpgSono passate ventiquattro ore e non mi viene in mente niente, e dico niente, oltre al sole e al mare (che poi diventano il Duomo, il Colosseo e il tramonto visto da Le Forna a Ponza).
Le quali cose, seppur meritevoli di ogni considerazione, sono francamente ottime per argomentare la scelta di una vacanza, fragilissime per  motivare invece scelte di vita.

Ogni cosa che segue queste righe e che ho pensato e scritto l’ho poi cancellato d’embleé. Mi ero inerpicata in tentativi di analisi e risposte, che poi ho valutato come insoddisfacenti. Riconosco la mia inadeguatezza, adesso, nell’offrire risposte serie, ragionate; non la solita smitragliata inculcata. Ogni giorno, come un’altalena, io stessa mi interrogo sulla mia vita, sulle scelte fatte e quelle che sarei ancora in tempo per fare: è proprio per il rispetto che ho nei confronti di chi sta scegliendo che non posso e non voglio parlare a vanvera.

Probabilmente impiegherò una vita intera a dirmi perché vivere qui e non altrove. E forse scoprirò che la risposta è più semplice e necessariamente più emotiva di quanto creda (“ci sono nata”); o magari al contrario le motivazioni sono più politiche che empatica (“siamo la prima generazione che correttamente ha cambiato il concetto di Patria”).

Non lo so, ci ragiono. Ma mentre nel PD capita il solito terremoto, tutto interno, tutto al chiuso (pur ragionando di cose che riguardano tutti, almeno questo…); sento che nella lista delle mie priorità questo interrogativo che mi ha posto D. sia più importante. E’ più importante. Di gran lunga.