La Verità ti fa male. Lo so.

Tu immagina di andare a passeggio per Times Square, arrivare sull’Eight Av. e salire ai piani alti di un palazzone meraviglioso progettato da Renzo Piano. Immagina di essere lì, guardarti attorno un po’ incantato, francamente anche disperso magari, ma determinato. Eccoti lì a bussare alla porta dell'”Associate Masthead Editor” Tom Jolly, vi guardate e tu dici: “Hey Tom, lo sai che Maurizio Belpietro in Italia ha fondato un giornale che si chiama La Verità, ispirandosi – a suo dire – al NYT?”.

Ibelpietro.jpgmmagina ora lo sguardo di mr Jolly che, dopo averti giustamente chiesto chi minchia sei e che ci fai nel suo ufficio, perplesso ti domanda: “Ma Maurizio Belpietro chi?”.

Se la libertà di stampa è quella cosa che non può impedire a questo sedicente giornalista di aprire una testata e sparare nelle edicole, già molto provate in questo malconcio Paese, le sue opinioni strillate e la sua interpretazione sguaiata della realtà; la libertà di parola è quella cosa che mi impone di invitare tutti voi a ignorare questa elucubrazione mediatica e a iniziare ad alzare la testa.

Se l’informazione è un bene di largo consumo e ne rispetta le regole di mercato, allora dobbiamo pensareall’informazione di qualità come quel prodotto – al momento di nicchia – la cui curva di adesione DEVE, per il bene di tutti, iniziare a decollare.

Perché se profitto deve derivare dall’idea imprenditoriale e dalla propria professionalità, allora l’offerta deve stimolare la domanda, ma anche la domanda può cambiare le cose. Ad esempio, se pretendesse prodotti di qualità più alta anche i giornali e il settore dell’informazione dovrebbero cambiare con lei: se vogliamo una stampa davvero all’altezza del NYT dobbiamo iniziare a pretenderla.