Fertility is, fertility does.

La demenziale e duplice campagna ministeriale per il Fertility Day non merita ulteriore occupazione di spazio digitale. Le nostre vite sono già abbastanza impoverite da urti quotidiani con troll, maniaci ossessivi del controllo, screenshotter professionali  e altra deprecabile fauna social che almeno questo devo risparmiarlo a noi tutti.

Certamente un tema esiste, e sarebbe idiota negarlo: il tasso demografico zero è un problema. Certamente la risposta più semplice è: procreate. Certamente è anche la più superficiale, disarmante meno auspicabile da chi, nelle istituzioni, dovrebbe essere preposto ad istituire politiche sociali che ci consentano di procreare, per l’appunto.

Non spenderò  molte righe sul fatto che esistono coppie cui non affiderei neppure un pesce rosso, neppure sul fatto che esistono in questo mondo globalizzato centinaia di migliaia di bambini ridotti alla fame e spesso condannati a morte per  la ciorta di essere nati nel posto sbagliato. Ciorta è, ciorta rimane. L’occidente sgranocchia pop corn bofonchiando un “sì, è disdicevole”. E poi torna a ingozzarsi di ansie di domani senza nessuno sforzo di risposta oggi.

Volevo solo dire che la parola fertilità mi piace molto. Direte voi, e sticazzi, avete ragione. Però mi piace il concetto di qualcosa di nutrito da cui un domani emergerà qualcosa di fruttuoso. Mi piace l’idea di pensare l’Italia come una terra fertile. Fertile dal punto di vista enogastronomico, dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista delle relazioni interpersonali. Mi piace l’idea della fertilità come luogo d’embrione, baccelli di idee, atomi di progetti. Facciamolo diventare questo, il Fertility day. Facciamolo uscire da questo sterile significato demografico, trasformiamolo nel giorno in cui smuoviamo il terreno del nostro Paese e ci prendiamo cura dell’avvenire. Concimiamo, piantiamo semi, annaffiamo, copriamo perché l’inverno non faccia troppi danni e qualcosa di quel lavoro rimanga.

Lo facciamo diventare il Fertility idee. E ci domandiamo: che Paese vorremo consegnare ai figli di questo mondo?