Fatica.

Che fatica essere donne. Lo è sotto una tale moltitudine di aspetti che, nonostante tutto l’ottimismo che Gianni potrebbe dispensare in questo piovoso lunedì mattina milanese, sarebbe alla fine certamente concorde: che fatica essere donne.

utero_f2Lo è quando cerchi di capire come sia possibile che nel duemilasedici si muoia in Italia nel corridoio di un reparto per un’interruzione di gravidanza. Cerchi colpevoli e ovviamente parte la danza dello scaricabarile, il secondo mestiere più vecchio del mondo.

Lo è quando cerchi i tuoi diritti e ti studi la legge 194 del 22 maggio del 1978 e trovi all’art.9:

[…] L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. 

Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 [ e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. 

E’ scritta male, o lo vedo solo io? Una legge del 1978, che sancisce un diritto che ci ha portati nella modernità, è scritta male. E’ scritta per quel Paese di moderati e benpensanti che vorrebbero abortissi in casa, con una stampella. Che ti vorrebbero dissanguata pagare di contrabbando stregoni e santoni, invece che a testa alta definirti donna tale e quale a quelle che vanno in chiesa la domenica e preparano la colazione impastando alle sei del mattino. In questo Paese, che esiste, che ancora impone le sue regole, si muore nei corridoi. Ma con quale coscienza? Per quale obiezione?

[Evitatemi, vi prego, il penoso siparietto del “sì, ma la prevenzione”, che poi mi tocca imbastire la polemica sulla religiosità del preservativo, sulla santità del padre ignoto, sul sesso libero e liberato ed è lunedì per tutti].