Perché il PD è un partito provinciale.

Stamattina ho letto un articolo su una bagarre locale tra il candidato a sindaco del centrodestra Bucci, il segretario del PD genovese, Alessandro Terrile. Il motivo della disputa sono delle goffe dichiarazioni del primo sull’apertura del Terzo Valico che ponendo Milano a soli 45 minuti di distanza da Genova, la renderà “il più bel sobborgo di Milano”. Partiamo dal fatto che forse Bucci non ha scelto le parole migliori visto che è il candidato sindaco di una città chiamata La Superba, ma questo a mio avviso sarà anche un problema suo, della sua campagna elettorale e del suo spin doctor; quello che mi lascia un po’ perplesso è l’irrefrenabile necessità del segretario del PD genovese di controbattere con il solito provincialismo manifesto, dicendo più o meno: “Genova non è Abbiategrasso, non deve diventare il dormitorio di Milano, ma deve competere e dialogare con Milano e Torino”.
img_7796Perché mi lascia perplesso? Molto semplicemente perché penso che in un mondo moderno la politica debba dare un messaggio e delle prospettive che vanno oltre la competizione locale e che guardano ad una prospettiva di competizioni e sviluppo che si articola  su tutta una porzione diterritorio. Il fatto che Milano e Genova divengano raggiungibili in soli 45 minuti non comporta che si debba decidere chi sarà il dormitorio di chi, chi il centro o chi la periferia, ma è un fattore che stravolge qualsiasi prospettiva e che deve portare a considerare Milano come parte integrante del proprio disegno politico per la città; e lo stesso discorso vale per Torino.
Che poi, non ci vorrebbe nemmeno troppa fantasia: basterebbe rievocare il triangolo industriale Genova,Torino e Milano e progettare uno sviluppo in questa rinvigorita prospettiva.

Ma questa piccola questione genovese mi consente di fare luce su una caratteristica intrinseca di questo partito, si palesa ovunque anche nel suo linguaggio e che è il provincialismo, una limitatezza politica che impedisce al PD ad ogni livello di immaginare una qualsivoglia prospettiva. Lo stesso Matteo Renzi, in questi anni, l’ha persa (o forse non l’ha mai avuta) e si è rifugiato in quella che l’unica cosa che sa fare (non necessariamente bene) il PD: copiare.
Eh si, perché provincialismo dei democratici non si esprime nel rifugiarsi in schemi locali da preservare; ma anzi, la limitatezza culturale-politica del PD sta nell’incapacità di immaginare una progettualità di qualsiasi genere partendo proprio dalle caratteristiche del sistema paese e nel confidare (spesso con la devozione tipica dei  soldati dell’Impero del Sol Levante) che l’applicazione di visioni vincenti e funzionanti in altri paesi del mondo possa essere dirimenti salvifica per l’Italia.
Non sono importanti i contesto dell’economia, della società, della popolazione, dell’istruzione e delle tradizioni del sistema paese italiano, anzi sono assolutamente ininfluenti. Infatti tutto questo viene sistematicamente ignorato e il modello viene applicato -a seconda delle esigenze, che possono essere anche retoriche come ad esempio la recentissima  boiata del “ballottaggio francese”-  ad un’Italia che a volte è un paese di tradizione anglosassone come l’Inghilterra, a volte una specie di stato federale teutonico, a volte l’Italia è il 51esimo stato degli USA e spesso diventa un paese scandinavo di dubbia simpatia.

Se ci pensate qualsiasi sfida il PD debba affrontare, non cerca mai una soluzione originale o una propria visione studiata del problema. Accade quando c’è da fare  la migliore legge elettorale che è sempre quella tedesca, inglese, francese, australiana, americana, a volte è un mischione tra due cose, ma è sempre talmente tanto la “migliore” che non sopravvive mai alla legislatura, per tatticismo politico o per questioni di costituzionalità.

Il piano “Industria 4.0” non è altro che la traduzione di un piano tedesco del 2011 presentato da aziende tedesche al governo federale che favorisce la digitalizzazione dell’industria, peccato che i tedeschi lo abbiano presentato non in una fase di recessione e crisi della maggioranza delle imprese tedesche, noi invece sì.

Negli anni si è cercato con alcune leggi ordinarie e con la retorica di trasformare il sistema politico italiano in un bipolarismo all’americana -senza ovviamente volendo togliere niente a quello inglese o al sistema con ballottaggio francese che ci piace uguale – ignorando completamente che  le condizioni generali di partenza e la volontà del paese non erano riconducibili a quel modello. Andando avanti si può prendere la scuola ci deve essere più spazio per l’inglese e meno latino, greco, storia e geografia, in omaggio al modello anglosassone; uguale l’Università che deve essere più chiusa e d’eccellenza. Il rapporto con il progresso e la tecnologia è poi qualcosa di incredibile: non c’è alcun tipo di riflessione sull’impatto che la tecnologia avrà sulla società del futuro,non esiste riflessione su dove debba essere indirizzato il progresso, c’è una sottomissione totale a quali idee geniali e innovative inventeranno quei mattacchioni della Silicon Valley.

Pensiamo poi al partito e al modo di fare politica del PD, che non è per niente originale. Originalità che non si trova innanzitutto nemmeno nel nome “democratico” in omaggio ad una tradizione politica che nessuno in Europa ha mai avuto (ma Veltroni dopo ‘89 ha scoperto l’america e non c’ha capito più niente), sempre per lo stesso omaggio si fanno le primarie, tipo quelle americane, ma nemmeno troppo e non sempre. Poi sempre come negli Stati Uniti, il partito deve ovviamente essere liquido, dove però funziona perché c’è sempre un’ elezione, il partito deve comunicare molto social, l’importante poi deve essere il messaggio che dai non il risultato che ottieni. In questi casi però ogni tanto c’è qualche riflesso da vecchio Partito Comunista Italiano, per cui non si tollera in alcun modo il dissenso e si vorrebbe il buon vecchio centralismo democratico.

La leadership poi è importantissima, come accade negli USA, in Francia (ma non come Hollande) e deve dare l’impressione di essere un po’ tipo nel presidenzialismo americano o alla francese, al minimo all’inglese, in qualsiasi caso non deve avere rotture di palle come sembra non averle la Merkel in Germania.
Poi deve essere simpatico tipo Clinton o Obama, meglio Obama che Clinton, deve citare i Kennedy un po’ a caso (che sono morti ammazzati e fanno sempre simpatia), deve avere il coraggio di Cameron, ma poi a perso quindi niente, poi deve sembrare un po’ Valls, poi siccome ha perso,meglio essere  Macron o come quel baldo giovane (e sufficientemente lontano tizio affinché qualcuno sappia cosa dice) che fa il primo ministro del Canada; il nome non è importante, tutti ci ricordiamo la sua presenza scenica.


Io invece sono sufficientemente convinto che all’Italia servano soluzioni originali coraggiose, innovative e (perché no?) anche rivoluzionare rispetto ai modelli esteri che tengano presente di come sia fatto il paese.

Giacomo D’Alfonso