Il popolo chiede vendetta.

E noi diamogli giustizia. Per quanto comprensibile, sotto certi versi, la richiesta di un’intransigenza particolare verso un condannato, appunto, particolare, occorre imparare a distinguere la voglia di vendetta dall’applicazione della legge, questa, sì, ci ha reso comunità civile. Quindi si aspettino i giudici, si applichi la legge, venga riconosciuto al condannato ciò che è di suo diritto. Nulla più, nessun regalo, ovviamente, nè beneficio supplementare: … Continua a leggere Il popolo chiede vendetta.

Qualcosa ci sarai tu.

Chiedono a Parigi, con quella loro lingua dolce: ma come cazzo si fa, nel 2017, a dire che qualcuno ci appartiene? Lo chiedo ai 1.100 like a questa foto. A loro, cui deve essere piaciuto assai questo messaggio da cerebrosauri del vivere civile. Lo chiedo perché vorrei capire: sono sinceramente curiosa, vorrei proprio a fondo comprendere quale sinapsi abbia spinto il loro pollicione a cliccare … Continua a leggere Qualcosa ci sarai tu.

Conservatori di tutta Italia, unitevi!

Tre brevi considerazioni:- il titolo di quella carta igienica di giornale è la prova provata che la crisi della carta stampata non dà tregua neppure ai lorodicentesi quotidiani destrorsi. Sarà mica che continuando a scrivere (male) cose che non fanno più pensare nessuno, alla fine nessuno va più in edicola? Spunto: mentre i pennivendoli si vendono a tot al kg, trovare giornalisti che si possano … Continua a leggere Conservatori di tutta Italia, unitevi!

Milano, mia.

Entrata nell’età della ragione, insomma, ho scelto la Milano da vivere. Che mi è parse preferibile ad ogni altra variante di “Milano da… ”. Così, cammino col naso allineato all’orizzonte: ho insegnato allo sguardo ad essere maleducato e svelto. Senza invito, lui si affaccia nei palazzi che proibiscono alla frenesia del lavoro-guadagno-pago-pretendo di intaccare l’anima più vera di questa città. Continua a leggere Milano, mia.

La patente.

Questo blog patisce l’incostanza che talvolta il mio carattere manifesta. Resta però un piccolo luogo di autonomia che strattono e mi ritaglio quando ho da dire qualcosa, fermando il pensiero nero su bianco. Vedo avvampare su fb una polemica sullo striscione del PD Metropolitano Milanese esposto ieri, durante il corteo del 25 aprile. Ho provato a confrontarmi con alcuni utenti, di cui una parte militante nell’ANPI, … Continua a leggere La patente.

È il come che fa la differenza.

Un buon politico a mio avviso è chi sa porre le giuste domande (cosa difficilissima, nonostante le apparenze o le convinzioni dei più); ma soprattutto è chi riesce a trovarvi le risposte.Dirsi che “bisogna tornare a parlare ai giovani”; che “dobbiamo dare risposte a chi è in difficoltà, occuparci degli ultimi”, è cosa buona. Ma è il COME che fa la differenza. E rende un … Continua a leggere È il come che fa la differenza.

Aveva ragione Civati.

Se scissione doveva essere, andava fatta dopo aver compiuto tutte le battaglie necessarie in direzione – e mi ricordo di votazioni con nessun contrario. Se scissione doveva essere, andava fatta in corrispondenza di quegli eclatanti provvedimenti intollerabili dalla minoranza. Se scissione doveva essere, andava fatta in nome delle idee, non delle persone. Questa scissione è più personalistica della gestione Renzi del PD. Se la fate … Continua a leggere Aveva ragione Civati.

A costo di.

A costo di sembrare pesanti. A costo di farci rimettere all’angolo dagli stereotipi sulle fricchettone femministe. A costo di perdere la battaglia, ma sperando di contribuire a un diverso finale della guerra. A costo di gettare per l’ennesima volta parole al vento: questo titolo di Libero va combattuto con tutta la forza e il rispetto che si deve alla metà di questo Paese. Ogni singola … Continua a leggere A costo di.

Basterà?

Ma se cerchiamo candidati giovanili alle primarie del PD, lo facciamo perché il fatto che siano giovani implica che abbiano una mentalità contemporanea (e questo è consequenziale? Ma soprattutto, è un bene? Mah.); o lo facciamo perché così possono far colpo sull’italiano medio, ben più agè di quanto gli piaccia ammettere, con il ritornello “poi è giovane…”? No, perché io vedo un vuoto, oltre a … Continua a leggere Basterà?

Ripartire? Continuiamo, noi.

Se è vero che le parole sono importanti, e lo sono, questo 2017 dovrebbe cominciare con parole migliori. Parole corpose, cicciose, dense, che pesano. Parole, certamente, sempre parole prima, ma di quelle che prescrivono per l’avvenire. Intendiamo il presente e il futuro come un piano, diciamo che per instabilità e ciclicità magari la metafora è meglio resa dal mare: non immagino la storia come un … Continua a leggere Ripartire? Continuiamo, noi.